DIZIONARIO SCULTORI


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DIZIONARIO SCULTORI


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Agostino di Duccio


Firenze 1418 - Perugia 1481

Scultore italiano

L’artista, nato a Firenze, nel 1441 fu esiliato per furto, pertanto operò quasi sempre fuori dalla sua città di origine. Nel 1442 esegue le Storie di San Giminiano, per il Duomo di Modena, dove si mostra influenzato da Michelozzo. Nel 1446 è a Venezia, dove può conoscere gli esempi della scultura tardogotica locale. Il suo capolavoro è la decorazione del Tempio Malatestiano di Rimini, eseguita tra il 1449 e il 1455. In quest’opera il suo stile è ormai maturo, le forme sono risolte in puri ritmi lineari e il tono generale è quello paganeggiante della

corte di Sigismondo Pandolfo Malatesta. La tendenza al decorativismo si accentua nella facciata marmorea della Chiesa di San Bernardino a Perugia, realizzata tra il 1457 e il 1461. Meno significative le ultime opere, eseguite nel corso degli anni Settanta.



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Algardi Alessandro


Bologna 1595 - Roma 1654

Scultore italiano

Nato a Bologna, l’Algardi si formò inizialmente all’Accademia di Ludovico Carracci e studiò scultura con Giulio Cesare Conventi. Dopo aver trascorso qualche anno a Mantova, giunse nel 1625 a Roma. Qui, grazie alle raccomandazioni del Duca di Mantova entrò subito in contatto con il cardinale Ludovico Ludovisi, bolognese anch’egli e proprietario di una ricca collezione di statuaria antica. Fu il cardinale a commissionargli il restauro di alcune sculture mentre, le prime committenze di rilievo, gli giunsero grazie ai contatti con l’amico Domenichino. Lo scultore lavorò a fianco dell’ormai famoso concittadino nella Cappella Bandini in San Silvestro al Quirinale, dove eseguì le statue di Maria Maddalena e San Giovanni Evangelista (c. 1628). L’affermazione dell’Algardi in Roma progredì assai lentamente. Nel 1640, ormai quarantenne, divenne Principe dell’Accademia di San Luca e gli furono affidati i primi grandi incarichi: la tomba di Papa Leone XI in San Pietro e la statua di San Filippo Neri e l’angelo per la sagrestia di Santa Maria in Vallicella. L’elezione al soglio pontificio di Innocenzo X nel 1644 segnò la definitiva affermazione dell’artista, impegnato, negli anni successivi, sia come

scultore che come architetto. In questo ambito sopraintese alla costruzione e alla decorazione della villa di Belrespiro, presso porta San Pancrazio (1644-52), per il cardinale Camillo Pamphilj. Maggiori furono però gli impegni in scultura; gli anni del pontificato Panfilj coincisero con l’esecuzione

del rilievo con l’Incontro tra Leone I e Attila per la Cappella della Colonna in San Pietro (1646-53), della Statua di Innocenzo X, in bronzo, oggi nel Palazzo dei Conservatori (1645-50), del Martirio di San Paolo per la chiesa di San Paolo a Bologna (1647) e delle numerose serie di busti ritratto, tra cui spicca il Busto di Olimpia Maidolchini Pamphilj (c. 1646) della Galleria Doria a Roma.


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Ammannati Bartolomeo


Settignano 1511 - Firenze 1592

Scultore e architetto italiano

Nacque a Settignano, presso Firenze, nel 1511. Compì il proprio apprendistato artistico nella bottega del fiorentino Baccio Bandinelli e in seguito si recò a Venezia, dove nel 1540 collaborò con Jacopo Sansovino alla decorazione della Libreria Marciana. Nello stesso periodo fu operoso anche a Firenze. Qui scolpì il gruppo marmoreo della Vittoria, in origine destinato al monumento Nari per la chiesa della Santissima Annunziata (ora al Museo del Bargello). Nel 1550 si spostò a Roma, introdotto da Giorgio Vasari alla corte di Papa Giulio III. Lo stesso anno sposò a Urbino

la poetessa Laura Battiferri, della quale Agnolo Bronzino eseguì il noto ritratto. Tornato a Firenze nel 1555, l’Ammannati diventò scultore e architetto ufficiale della corte dei Medici. Egli partecipò, così, alla celebrazione del potere di Cosimo I, che intendeva affermare il proprio

ruolo ufficiale di sovrano del granducato anche attraverso la realizzazione di opere a destinazione pubblica. Per Palazzo Vecchio progettò una fontana, con le personificazioni di Arno, Arbia e Terra, ora smembrata e conservata al Museo del Bargello. Per il grande bacino d’acqua della Villa Medicea di Castello, poco fuori Firenze, eseguì la colossale statua dell’Appennino, nota anche come Gennaio. Sempre per Cosimo I realizzò la grande e ben nota Fontana del Nettuno, posta in Piazza della Signoria, davanti all’omonimo Palazzo, dimora granducale. Domina al centro della vasca la gigantesca figura del dio marino, in marmo bianco, chiamato dai fiorentini il «Biancone». L’attività di archietto di Bartolomeo Ammannati annovera la progettazione di molti palazzi fiorentini fra cui Palazzo Giugni e Palazzo Ramirez Montalvo.


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Andrea Pisano


Pontedera 1290 ca. - Orvieto dopo il 1348

Scultore italiano

Figlio di Ser Ugolino di Nino, notaio di Pisa, lo scultore Andrea Pisano è noto anche con il nome di Andrea da Pontedera. Le prime notizie sicure riguardano l’esecuzione della porta bronzea del Battistero di Firenze, firmata dall’artista e datata 1330; contrariamente alla consuetudine,

questa data si riferisce all’inizio dei lavori, terminati nel 1336 e condotti con l’ausilio di vari collaboratori. Alla morte di Giotto, nel 1337, venne affidato ad Andrea il ruolo di Capomastro dell’Opera del Duomo, carica che lo

portò ad occuparsi soprattutto della continuazione del Campanile avviato da Giotto. Lo scultore eseguì le formelle raffiguranti le Storie della Genesi, le Arti meccaniche, forse su disegno di Giotto, ed inoltre quelle con le Virtù, i Pianeti, le Arti Liberali e i Sacramenti. Dopo la caduta del signore di Firenze Gualtieri di Brienne, cacciato dalla città nel 1343, Andrea si recò probabilmente a Pisa, dove eseguì con l’aiuto della bottega la tomba del vescovo Saltarelli nella chiesa di Santa Caterina. Nel 1347-48 lo scultore è

documentato a Orvieto, come responsabile del cantiere della Cattedrale e impegnato soprattutto nel restauro della facciata. Per decorare uno dei portali laterali, Andrea si fece inviare dalla sua bottega di Pisa un gruppo marmoreo raffigurante la Madonna e due angeli, conservato ora nel Museo dell’Opera del Duomo di Orvieto. Nel 1349 il ruolo di capomastro della Cattedrale fu affidato al figlio di Andrea, Nino Pisano; non è noto se l’incarico fu dovuto alla morte del padre oppure al suo ritorno in Toscana. Potrebbero infatti essere riferite all’ultima attività di Andrea le due bellissime Madonne marmoree scolpite per la chiesa di Santa Maria della Spina a Pisa. Sepolto nella Cattedrale di Firenze, lo scultore era sicuramente già morto nel 1358.


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Antelami Benedetto


1150 ca. - 1230

Scultore e architetto italiano

Attivo fra il 1170 e il 1220, Benedetto Antelami faceva parte probabilmente di quei costruttori provenienti dalla valle d’Intelvi noti con il nome di magistri Antelami», derivato dalla loro provenienza. Formatosi in Francia, fra la Provenza e l’Ile de France, la mano dell’artista è stata riconosciuta in alcuni capitelli del chiostro di San Trophime ad Arles, eseguiti intorno al 1165-70. Giunto in Italia, il maestro fu attivo in varie regioni dell’Italia settentrionale. A Parma si occupò inizialmente della sistemazione del

coro della Cattedrale, lavoro del quale rimangono oggi la cattedra espiscopale e un rilevo con la Deposizione datato 1178, già parte di un pulpito quadrangolare. Fra il 1170 e il 1190 Benedetto Antelami fu anche impegnato nella costruzione del Duomo di Borgo San Donnino, l’attuale Fidenza, eseguendo i rilievi della facciata, rimasta incompiuta.

Dal 1196 il maestro fu responsabile della costruzione e della decorazione del Battistero di Parma, per il quale realizzò gli splendidi rilievi policromi dei portali e la decorazione interna costituita da sculture di tema religioso e profano, quali la raffigurazione dei Mesi e delle Stagioni. All’artista sono stati riferiti talvolta anche il progetto per la chiesa di Sant’Andrea a Vercelli, la prima chiesa gotica italiana ispirata a modelli francesi, e due sculture di leoni nella chiesa di San Lorenzo a Genova, parte di un perduto pulpito.


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Arnolfo di Cambio


Colle Val d’Elsa 1245 ca. - Firenze 1302

Architetto e scultore italiano

Nativo di Colle Val d’Elsa, Arnolfo di Cambio è documentato fra il 1265 e il 1267 nella bottega di Nicola Pisano, con la quale probabilmente partecipò all’esecuzione dell’Arca di San Domenico nell’omonima chiesa di Bologna. Le aperture verso il gotico transalpino che caratterizzano soprattutto le

invenzioni architettoniche di Arnolfo hanno tuttavia indotto ad ipotizzare anche una possibile formazione nel cantiere cistercense della chiesa di San Galgano, in provincia di Siena. Alla fine degli anni Settanta il pittore si trasferì in Umbria dove nel 1281 eseguì la Fontana Minore di Perugia, oggi

smembrata. Di questo lavoro si conservano nella Galleria Nazionale alcuni frammenti che rappresentano figure di Paralitici, noti convenzionalmente con il nome di Assetati. È probabile che Arnolfo sia giunto a Perugia con la bottega di Nicola e Giovanni Pisano, ai quali nel 1278 era stata commissionata l’esecuzione della Fontana Maggiore. Ad Orvieto, nella chiesa di San Domenico, Arnolfo eseguì la tomba del Cardinale De Braye, morto nel 1282. Le singole parti del monumento, composto originariamente da una struttura architettonica e da alcune sculture, furono probabilmente inviate da Roma dove l’artista si era recato all’inizio degli anni Ottanta chiamato dal re Carlo d’Angiò. Per quest’ultimo Arnolfo eseguì un grande ritratto marmoreo, parte di un monumento celebrativo oggi perduto. Contemporaneamente lo scultore ricevette importanti commissioni anche dalla chiesa romana; per Bonifacio VIII, papa fra il 1294 e il 1303, eseguì il monumento sepolcrale, conservato ancora in parte nelle Grotte Vaticane. Rispettivamente nelle chiese di San Paolo fuori le Mura e in Santa Cecilia in Trastevere realizzò due cibori, il secondo dei quali firmato e datato 1293. La feconda attività romana è testimoniata anche dai frammenti del monumento Annibaldi nella chiesa di San Giovanni in Laterano e dal Presepe per la Chiesa di Santa Maria Maggiore, probabilmente commissionato dal papa francescano Niccolò IV. Alla fine degli anni Novanta Arnolfo rientrò a Firenze dove gli venne affidato il progetto per la cattedrale di Santa Maria del Fiore, fondata nel 1296. L’artista eseguì anche alcuni gruppi scultorei per la decorazione della facciata, conservati nel locale Museo dell’Opera del Duomo. All’artista, scomparso fra il 1302 e il 1310, sono tradizionalmente attribuiti anche i progetti architettonici della chiesa di Santa Croce e del Palazzo dei Priori, meglio noto come Palazzo Vecchio.


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Arp Hans


Strasburgo 1887 - Basilea 1966

Pittore e scultore tedesco

Dopo aver studiato pittura alla Scuola d’arte di Weimar (1905) e poi all’Académie Julian a Parigi (1908), Arp si trasferisce in Svizzera, a Weggis, un villaggio sulle rive del lago dei Quattro Cantoni. Qui incontra altri pittori, con i quali fonda nel 1911 il «Moderne Bund». A questi si aggiungono altri importanti incontri: nel 1912 conosce a Monaco Kandinskij e partecipa alla celebre mostra del «Blaue Reiter», in seguito entra in contatto a Parigi con

Delaunay, Modigliani, Picasso ed Apollinaire e a Colonia con Max Ernst. Nel 1915 si rifugia in Svizzera e dipinge le sue prime opere astratte, ottenute dall’intersecarsi di elementi rettilinei e piani cromatici. Inizia poi a frequentare il Cabaret Voltaire di Zurigo e diventa uno dei promotori

ed animatori del movimento dada, sperimentando i suoi primi rilievi policromi, e spregiudicate composizioni di oggetti. La sua opera si affida spesso al caso, inventa un linguaggio astratto, popolato di forme colorate ritagliate nel legno o nella pietra e sovrapposte a comporre rilievi policromi che non hanno alcun riferimento naturalistico

ma che risultano apparentemente del tutto «naturali». A

Zurigo collabora a svariate iniziative dadaiste, fondando

con Janco l’«Association des Artistes Révolutionnaires»,

organizzando con Ernst e Baargeld il gruppo di Colonia,

creando il «Fotogaga», stringendo rapporti a Berlino con

El Lissitskij e Schwitters.

Nel 1925 partecipa alla prima collettiva surrealista presso

la galleria Pierre di Parigi.

Nei due anni successivi lavora con la moglie Sophie Taeuber

e l’architetto Theo Van Doesburg alla decorazione del

café-dansant L’Aubette a Strasburgo, per poi aderire ai

gruppi d’avanguardia Cercle e Carré e Abstraction-Création

realizzando, a partire dal 1930, sculture a tutto tondo,

cui dà forme vagamente organiche e papiers déchirés

(carta su carta strappata a mano). Nel dopoguerra lavora

in America a importanti opere pubbliche. Nel 1954 il Premio

internazionale per la scultura assegnatogli alla Biennale

di Venezia ne ha segnato la definitiva consacrazione.

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